Delirium

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Alligator

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Alligator
Lingua originale: Inglese
Anno: 1980
Durata: 91 minuti
Regia: Lewis Teague
Soggetto: John Sayles
Protagonisti principali: Robert Forster (David Mason), Robin Riker (Marisa Kendal), Michael Gazzo (Capo della Polizia), Dean Jagger (Slade), Sydney Lassick (Gutchel), Jack Carter (Sindaco), Perry Lang (Kelly), Henry Silva (Brock)
Colonna sonora

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E’ un film datato 1980 per la regia di Lewis Teague. Alligatore nasce sulla scia dell’incredibile successo che gli “eco vengeance” riscossero negli anni ‘70  con due titoli su tutti: Piranha e Lo Squalo; una tradizione già inaugurata da classici come King Kong (1933) e il “Monster Movie” degli anni ’50. Teague fa sue le tecniche già collaudate per questo genere di film, dove la natura e gli animali scatenato la loro ferocia contro l’uomo per una sorta di vendetta ecologica (da qui il nome del sottogenere). Il protagonista della storia, come del resto recita senza mezzi termini il titolo stesso, è un enorme coccodrillo che imperversa nelle fogne di Chicago. Perché arrabbiarsi così tanto ancora una volta con quella “povera” cappa di un ominide? Basta il fatto di aver scaricato in un water un piccolo coccodrillo indifeso acquistato per la propria figlioletta in una fiera campestre? Certamente no, ma se a questo combiniamo esperimenti di genetica, attraverso l’utilizzo di ormoni della crescita con tanto di vivisezione su cani e gatti, si capisce come l’eco vengeance ci stia tutto. Il rettile per anni si ciba delle carcasse dei cani scaricati nelle fogne da un commerciante di animali su commissione di una ditta farmaceutica senza scrupoli e il risultato è devastante: un alligatore lungo quanto una porta di calcio (circa 11 metri per intenderci) e largo quanto un bagno di un qualsiasi monolocale, banchetta comodamente prima nel sottosuolo e poi sulla superficie stessa di una delle più grandi metropoli degli U.S.A.

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Tocca al cowboy della situazione, il sergente di polizia David Mason (Richard Forster), l’arduo compito di salvare i propri concittadini da un menù alquanto originale dove la portata del giorno è, ahinoi, l’uomo! Accanto a Forster troviamo Robin Riker, oggi la zia di Sabrina la strega, allora, nei panni di Marisa Kendall una giovanissima ricercatrice specializzata in rettili, che ironia della sorte altro non è che la bambina a cui apparteneva “Ramon”, questo era il nome che diede all’alligatore scaricato nel cesso dal padre della stessa.Infatti questi, in preda ad un attacco di ira, se ne sbarazzò celermente dicendo alla figlia che il rettile era morto. Teague gode di parecchia notorietà nel mondo della celluloide per aver diretto alcuni interessanti film tra cui: Cujo (1983), L’occhio del gatto (1985), questi due tratti da romanzi di Stephen King, il gioiello del Nilo (1985) e Hazzard vent’anni dopo (1997) per citarne alcuni. Riesce abbastanza bene a scimmiottare “Lo Squalo” di Spielberg giocando su inquadrature e musiche già familiari al capolavoro del regista di Jurassic Park e gli effetti speciali, seppur stiamo parlando del 1980, non sono affatto da low budget anzi, Teague ci consegna un alligatore abbastanza credibile e davvero mostruoso riuscendo a collocare anche questo animale tra i nemici dell’uomo più terribili dell’immaginario collettivo.

Giusto qualche appunto bisogna farlo sul solito doppiaggio un po’ pressappochistico e qualche sbavatura nella trama come per esempio nel dichiarare dimensioni esagerate del rettile (20-30 metri), quando poi certe inquadrature della camera mostrano un alligatore dalle dimensioni spropositate sì, ma non così tanto. Spettacolari invece le riprese ravvicinate e frontali che danno davvero l’idea delle spropositate dimensioni e gli effetti che mostrano un Ramon intento ad esplodere la propria rabbia contro la città quando sfonda un tombino, e marciapiede attiguo, per andare a passeggiare tra le vie del centro. Presenti nel cast anche il comico Jack Carter nei panni del Sindaco di Chicago e l’eterno cattivo Henry Silva che interpreta Brock, un colonnello dell’esercito dai modi affabili, eccessivamente egocentrico. Il regista non disdegna di tinteggiare la pellicola con tonalità di humor grottesco e spicciolo riuscendo abbastanza bene a sovrapporre l’elemento horror a quello comico. Esiste un seguito, Alligator 2 – The Mutation del 1991.

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