Delirium

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Vampire Hunter D

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: バンパイアハンターD (Kyûketsuki hantâ D)
Lingua originale: Giapponese | Inglese
Anno: 1985
Durata: 80 minuti
Regia: Toyoo Ashida
Soggetto: Yoshitaka Amano
Colonna sonora

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voto_mymovies n.d. voto_delirium 7,5 voto_imdb 7

Vampire Hunter D è la trasposizione in Anime (OAV), dell’omonimo romanzo nipponico cominciato da Hideyuki Kikuchi, e successivamente illustrato in manga da Yoshitaka Amano, a partire dal 1983. Il film di animazione è datato 1985 ed è stato realizzato dal regista Toyoo Ashida. La traduzione del titolo in italiano è: “D, Il cacciatore di vampiri”. Interessante e curiosa è la scelta della “D”, che sta per Dunpeal. Una parola che non esiste letteralmente ma da intendersi come la metamorfosi di una traduzione, che tende a riferirsi alla natura del personaggio principale della storia, e a un’altra denominazione dettata dal folklore dei Balcani, (zone leggendarie per quanto concerne il vampirismo): damphir, ovvero “dampiro”. Infatti, D altro non è che un “mezzo sangue”, nato da una relazione tra un vampiro (un nobile) e una donna umana (potremmo accostarlo per certi versi anche a Blade, noto personaggio della Marvel Comics del ’73 anch’esso trasposto in film).  La storia si colloca in un futuro lontanissimo, ci troviamo infatti intorno al 12.090, e gli abitanti della terra, in un quadro post-atomico sono costretti a vivere in condizioni precarie a causa di un ambiente reso deserto dalle guerre; inoltre sono schiavi di un esercito di creature maligne comandate dal sanguinario Conte Lee (il conte dracula di turno) pronto a scatenare il terrore per distrarsi dalla noia che lo ha da sempre accompagnato nei suoi 10.000 anni e passa di vita. D verrà ingaggiato da una giovane diciassettenne Doris Lang, figlia di un cacciatore di lupi mannari ucciso qualche anno prima dagli stessi vampiri, per provvedere alla sua sicurezza. Le cose si complicheranno ulteriormente quando il Conte Lee designerà la giovane Doris, (nel frattempo “baciata”, dallo stesso con un morso sul collo) come sua legittima sposa.

Vampire Hunter è in realtà una storia a metà tra l’horror e lo sci-fi (science fiction, fantascienza). E’ un Horror per l’evidente elemento paranormale dettato dalla presenza di ogni sorta di creatura, spauracchio degli incubi dell’umanità, e fantascienza per la location e le armi utilizzate dagli uomini per difendersi (con tanto di raggio laser al seguito). Seppur sintetizzato all’eccesso rispetto alla mole rappresentata da Kikuchi nel suo romanzo, il prodotto rimane godibile e non viene smorzato nella sua veemente violenza grazie al fatto di essere un prodotto dedicato all’home-video piuttosto che a una serie per la TV. L’etichetta appostavi sopra dalla commissione di controllo dei prodotti video non lesina infatti di sottolineare come l’età consigliata per la visione va dai sedici anni in su.  Una storia tra il melò e l’azione infarcita di paura, orgoglio e amore. Una drammaticità che non sfocia mai nello stantio e nella lentezza grazie allo scoppiettante incedere degli scontri e a un realismo disarmante quando di scena ci sono gli uomini con il loro egoismo e il loro eccessivo “protezionismo”. Kikuchi e Ashida riescono a trasmettere una serie di messaggi forti e chiari che troviamo mescolati in un insieme di leggende metropolitane e sangue: “l’uomo tende a isolare chi è diverso e chi tende a mettere in discussione lo status quo” e la legge del più forte (si parla di nobili, i vampiri, che schiacciano la “plebe”, gli uomini).

Doris morsa da un vampiro rischia l’isolamento e viene ripudiata dalla sua stessa gente perché rea di essere “qualcosa” o “qualcuno” che potrebbe infettare gli altri, che non appartiene più al gruppo. E’ agghiacciante come i temi sociali dell’isolamento e della differenza di classe (o commistione tra razze diverse) ce li ritroviamo sbattuti in faccia con spiazzante cinismo. Oggi si cerca di insistere sul fatto che i tempi siano cambiati ma forse non ci si accorge che in fondo nell’uomo esiste geneticamente impiantato un morbo molto più letale del morso di un vampiro: l’ipocrisia. In fondo tra la violenza, la morte, i vampiri e il sangue si nasconde qualcos’altro di più sinistro e Vampire Hunter D non si accontenta di allietare il nostro tempo con quegli 80 minuti di spettacolo vuole anche farci riflettere. Nel 2001 è stato prodotto un secondo capitolo della storia: “Vampire Hunter D: Bloodlust” (regia di Yoshiaki Kawajiri), che calca le gesta del personaggio in riferimento al terzo romanzo della serie di Kikuchi e pare ce ne siano altri in programma nell’immediato futuro. Inoltre il personaggio nel corso della storia è entrato nell’immaginario collettivo tanto da scatenare un incredibile merchandising che ha portato all’immissione sul mercato anche di videogame per computer e console.

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