Delirium

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Survival of the dead

Recensione: Alessandro Cocuzza
Titolo originale: Survival of the dead
Lingua originale: Inglese
Anno: 2009
Durata: 90 minuti
Regia: George A. Romero
Soggetto: George A. Romero
Protagonisti principali: Alan Van Sprang (Sarge “Nicotina” Crocket), Kenneth Welsh (Patrick O’Flynn), Kathleen Munroe (Janet /Jane O’Flynn), Devon Bostick (Ragazzo), Richard Fitzpatrick (Seamus Muldoon), Athena Karkanis (Tomboy), Stefano DiMatteo (Francisco), Joris Jarsky (Chuck)
Colonna sonora

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voto_mymovies 6 voto_delirium 5,5 voto_imdb 5

Da una quarantina d’anni a questa parte, il cinema horror ha visto stelle e stalle, alti e bassi. George Romero, colui che ha consacrato gli zombi, gli esseri umani morti e risorti, a vere e proprie “Star hollywoodiane” anonime nella loro globalità eppur famosissime ed apprezzate! Nei suoi film, sempre contenuti nel budget, Romero incarna lo spirito Americano degli anni ’60 e ’70 fatto di consumismo e cieca imposizione sulle masse, dato che l’allora Presidente Nixon era impegnato su più fronti a mandare al macello giovani soldati in Vietnam. Ma oggi vorrei parlarvi della sua ultima (per adesso) opera: Survival of the Dead, ennesima fatica di denuncia sociale travestita da metafora, in cui gli zombi sembrano però assai lontani dai fasti dei primi film! Inizio col dire che, furbescamente, se vi aspettavate il classico horror sugli zombi rimarrete delusi: qui il morto vivente è solo un contorno, un chiaro riferimento ai precedenti capitoli eppure un elemento quasi sbiadito. Protagoniste sono infatti due famiglie su un isola, entrambe in lotta (anzi, in contrasto) da decenni, ed ognuna di esse con un modus operandi diverso nei confronti della piaga dei morti viventi. A questo incipit si aggiungerà l’elemento di interferenza, ovvero il militare Crockett, già visto in Diary of the Dead: questi, dapprima cinico e senza scrupoli, col progredire della trama si “umanizza” proprio come gli zombi, che cercano di aggrapparsi a ciò che erano con disperata forza primordiale! Crockett ed i suoi commilitoni saranno il perno centrale, l’ago della bilancia in questa faida, mentre nel mondo aleggia sempre più intensa la consapevolezza di un destino segnato!

Diciamo comunque che non è il miglior Romero di sempre, non che il film sia brutto per amor di Dio, ma risulta debole e forzato in alcune parti: intanto è girato volutamente come un western d’altri tempi e le tematiche tanto care al regista sono fiacche e con meno spessore del solito. Sarà che li abbiamo visti in tutte le salse: lenti, putrescenti ed implacabili oppure centometristi olimpici e feroci come delle iene, fatto sta che gli zombi stanno perdendo quell’appeal horrorifico che tanto ci deliziava negli anni passati.

La morte di un genere? No, affatto, ma se Romero non introduce degli input nuovi nella saga dei morti viventi, difficilmente grideremo ancora al capolavoro! Un ultimo appunto al finale, palesemente aperto, che lascia sperare in un seguito spero migliore e più ricco! Romero, ti prego, sono sempre stato un tuo fan sfegatato! Adesso ti imploro come un bimbo con la letterina a Babbo Natale sotto mano: fai in modo che il cibo dei morti sia gli esseri umani ancora in vita… lascia stare la carne di cavallo, per Dio!!!

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