Delirium

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Piranha (2010)

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Piranha
Lingua originale: Inglese
Anno: 2010
Durata: 88 minuti
Regia: Alexander Aja
Soggetto: Pete Goldfinger, Josh Stolberg
Protagonisti principali: Elisabeth Shue (Sceriffo Julie Forester), Steven R. McQueen (Jake Forester), Adam Scott (Novak Radzinsky), Jerry O’Connell (Derrick Jones), Ving Rhames (Agente Fallon), Jessica Szohr (Kelly Driscoll), Christopher Lloyd (Mr. Goodman)
Colonna sonora

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voto_mymovies 6 voto_delirium 6,5 voto_imdb 5,5

E’ un film di Alexander Aja, datato 2010. Uscito nelle sale USA nell’estate dello stesso anno (precisamente il 20 agosto) è arrivato in Italia nel marzo del 2011. La pellicola si caratterizza per la proiezione in 3D e un utilizzo massiccio della CGI (Computer Graphic), per questo motivo il film è anche noto come “Piranha 3D”.  Aja, giovanissimo regista classe 1978,  è salito alla ribalta del palcoscenico horror  per aver diretto l’ardito remake di “Le colline hanno gli occhi” di Wes Craven (2006) e un discreto horror, Mirror (In Italia “Riflessi di paura”), del 2008. Piranha è chiaramente un “Eco vengeange”, per la rappresentazione esasperata e violenta della ferocia con cui la natura si abbatte nei confronti degli uomini, ancora una volta vittime della loro stessa idiozia, ma dalla sua ha quaranta anni di cinema del genere alle spalle e la curiosità di come ci si possa presentare in un contesto saturo vissuto con la prepotenza delle nuove tecnologie. In questo  il 3D ha un ruolo chiave ma non da solo; è la CGI a esaltarne i connotati esageratamente splatter, la violenza voyeuristica e il chiaro intento di sopperire a una quasi totale mancanza di trama. In una località nota come Lake Victoria (in realtà il nome è preso in prestito da un lago africano ma la location reale è il Lake Havasu, in Arizona) , imperversa il Break di Primavera (Spring Break), fiumi di giovani scalmanati dediti a ogni tipo di vizio e goliardia conosciuti si riversano in quella che altrimenti sarebbe solo una piccola e sconosciuta comunità che vive di pesca e una tantum di turismo. Un paesaggio incontaminato, distribuito su un grosso lago, che si posa in quello che poi scopriremo essere un insediamento risalente al Mesolitico, viene sconvolto dall’arrivo di orde di turisti che ogni anno, in Primavera, per l’appunto, si riversano da quelle parti per puro gozzoviglio campestre.

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Un inizio spettacolare, con tanto di terremoto, ci mette subito in condizione di capire quello che succederà più avanti e da lì in poi sarà un turbinio di eventi che avranno come unico denominatore la follia omicida di un branco di Piranha che, svegliati da un letargo preistorico, si faranno vivi in superficie per reclamare un lauto pasto. La pellicola di per se è divertente e la commistione tra la commedia e l’horror si farà sempre più pregnante man mano che il film andrà sviluppandosi. Però si ha subito l’impressione che l’interesse dello spettatore sia solleticato più dalle procaci virtù delle protagoniste, attrici o comparse che riempiono la scena con culi, tette e tutto il repertorio dell’erotismo USA College style, piuttosto che dai veri protagonisti della storia stessa: i piranha. Questa impressione è molto forte, soprattutto nella prima parte del film, ma si affievolisce nella seconda parte per lasciare spazio ad una sequela di morti violente, vuoi per la fame delle feroci bestioline che per il panico derivante.

Così il Lake Victoria da placido e scanzonato ritrovo per turisti si trasforma in un mattatoio gigante pieno di frattaglie, resti umani, peni e protesi mammarie svolazzanti, confuse nella foga per meduse se non fosse altro che stiamo pur sempre parlando di acqua dolce (ad eccezione di rari casi). Nel complesso la pellicola si può definire tranquillamente un B-Movie, lustrato a dovere dalle tecniche moderne, ma pur sempre un “filmetto” che raggiunge lo scopo prefissatosi ossia quello di divertire e al tempo stesso disgustare lo spettatore come i vecchi film anni ottanta che ci piacevano tanto. Piranha 3D non è certo un manifesto di moralismo nonostante la censura non abbia apposto alcun filtro alla visione del film, non si può nascondere il fatto che siamo al cospetto di un quantitativo non indifferente di nudo esplicito, forse ormai un cliché del XXI secolo. Tra il cast, abbastanza ben assortito, ritroviamo alcune facce note: Cristopher Lloyd (Il DOC di Ritorno al Futuro), nei panni di Mr. Goodman, esperto di fauna acquatica,  Jerry O’ Connel (distintosi in varie pellicole e nel telefilm, Il mio amico Ultraman), che ricopre il ruolo di Derrick Jones, un esaltato regista porno, Ving Rames (il Kennet di “L’alba dei morti viventi, 2004) nei panni di uno dei rangers del luogo e Richard Dreyfuss (ne “Lo Squalo”, 1975 il suo primo incontro con il genere) che da cacciatore di squali diventa prima preda designata dai piranha. Tra i protagonisti spicca la performance di Elisabeth Shue che avevamo già apprezzato in “Nascosto nel buio“, del 2005.

Curiosità: “Lo Squalo” di Spielberg è citato in almeno tre occasioni. La presenza di Richard Dreyfuss che canticchia lo stesso motivetto di quando nel ’75 impersonò Matt Hopper, il suo personaggio si chiama Matt in entrambi i film e anche la stessa locandina è una citazione. Infatti come si può notare i Piranha sono posti in fondo al lago, tracciando una retta  perpendicolare si arriva alla superficie dove è posta la vittima così come era stato concepito per il manifesto del film di Spielberg.

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Piranha (2010)

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