Delirium

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Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?
Lingua originale: Italiano
Anno: 1972
Durata: 97 minuti
Regia: Giuliano Carmineo
Soggetto: Ernesto Gastaldi
Protagonisti principali: Edwige Fenech (Jennifer Lansbury), George Hilton (Andrea Barto), Annabella Incontrera (Sheila Heindricks), Paola Quattrini (Marilyn Ricci), Giampiero Albertini (Commissario Enci), Franco Agostini (Redi, Vice commissario), Oreste Lionello (Arthur), George Rigaud (Il Professore Isaacs)
Colonna sonora

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E’ un film di Anthony Ascott (al secolo Giuliano Carnimeo) datato 1972. Nel mercato estero è noto con il titolo di: “The case of bloody Iris” (Il caso dell’iris insanguinato), scelta che si basa su un particolare presente nel film che sottolinea alcuni delitti. Differente la scelta del titolo originale, visto che il film è una produzione nostrana, che focalizza il proprio interesse sul personaggio principale della storia, Jennifer Lansbury, interpretata da un’avvenente Edwige Fenech nel pieno della propria attività cinematografica. Il regista pugliese si colloca nel periodo più fulgido della storia cinematografica italiana di genere e insieme a Umberto Lenzi, Dario Argento, Lucio Fulci e Sergio Martino (tutti esponenti illustri del cinema thriller italiano), cavalca l’onda del giallo psicologico e battezza l’inizio di un’epoca splendidamente creativa e cinicamente violenta che caratterizzerà e segnerà definitivamente il cinema thriller e horror che seguirà e non solo. La trama vede tra i protagonisti principali la premiata ditta Fenech-Hilton che con Carnimeo e Martino girò parecchi thriller claustrofobici a sfondo psicologico; la matrice sessuale e i disturbi della personalità rappresenteranno il motore principale delle storie e un passato segnato e fatto di  “scheletri nell’armadio”, classico cliché molto utilizzato nella filmografia dell’epoca, fecero da contorno, consegnandoci dei personaggi appesantiti da ombre che tendono a perseguitarli e a mescolarsi con la vita di tutti i giorni. Jennifer Lansbury è una bellissima modella che insieme alla collega Marylin Ricci (interpretata da una “mai” abbastanza apprezzata Paola Quattrini) posano per un fotografo intento a realizzare servizi per spot pubblicitari e note marche di prodotti.

Arthur, fotografo omosessuale perfettamente calato in quegli anni proibiti e irriverenti come furono i settanta, è impersonato da un’eccezionale Oreste Lionello. George Hilton è invece Andrea Barto, celebre e ricco architetto sensibile alla vista del sangue a causa di un trauma infantile. Hilton abbiamo imparato ad apprezzarlo negli spaghetti-western degli anni sessanta-settanta ed era stato già diretto da Carnimeo in “C’è Sartana… venditi la pistola e comprati la bara” del 1970.  Protagonista di molti gialli psicologici accanto sempre alla Fenech, come per esempio “Tutti i colori del buio”, 1972 di Sergio Martino è conosciuto dai teenager  “anni ottanta” per aver impersonato il Colonnello Madison nella mini serie TV comica italiana “College” del 1989. Nel film la vita dei due si intreccia casualmente e la coppia viene coinvolta in una serie di omicidi agghiaccianti. Location delle morti un grattacielo di 20 piani, sito, secondo la trama del film a Genova (in realtà molte scene sono state girate a Roma). Le vittime, massacrate per lo più a colpi di bisturi, sono alcune modelle e donne avvenenti del luogo dedite a professioni, che secondo l’assassino, “corromperebbero la morale”.

Nonostante la “solita” aspra e sofisticata critica che subì questa pellicola da parte dei “benpensanti” della cinematografia italiana, questo giallo ha un incedere veloce, con alcuni colpi ad effetto e non annoia mai. Sorvolando su qualche imprecisione e alcune scene che non hanno un apparente senso logico, resta una pellicola godibilissima, che sprizza italianità da tutti i pori, con quei primi piani di visi atterriti, la spacconeria di alcuni personaggi e la caratterizzazione ironica e spregiudicata dei soggetti secondari della storia. Scopiazzato a man bassa, almeno in alcune sequenze, da registi americani che seguirono (vedi Brian De Palma con la sequenza del primo omicidio in ascensore e la scena della Fenech ricoperta di Iris su un letto che ricorda vagamente “American Beauty”), questo film, come tutto il filone del periodo, rappresentò la Bibbia del genere per l’intero panorama cinematografico mondiale. Splendide come sempre le musiche di Bruno Nicolai.

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