Delirium

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Non si deve profanare il sonno dei morti

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Non si deve profanare il sonno dei morti
Lingua originale: Italiano | Spagnolo
Anno: 1974
Durata: 95 minuti
Regia: Joerge Grau
Soggetto: Sandro Continenza, Marcello Coscia, Juan Carlos e Miguel Rubio
Protagonisti principali: Ray Lovelock (George), Arthur Kennedy (Ispettore), Cristina Galbó (Edna), Aldo Massasso (Kinsey), Giorgio Trestini (Craig), Roberto Posse (Benson)
Colonna sonora

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voto_mymovies 8,5 voto_delirium 7 voto_imdb 7

No profanar el sueño de los muertos (titolo in spagnolo, visto che il film è di produzione sia spagnola che italiana) è un film di Jorge Grau, datato 1974. E’ uno zombie movie dal gusto gotico che ricalca in parte le fortune procurate al genere da George Romero. Una pellicola che ha diviso la critica in due, risultando per molti un copia e incolla romeriano” eccessivamente preso in considerazione e per altri un originale spaccato delle brughiere inglesi in puro old style. Non tutti gli amanti del genere conoscono e apprezzano a fondo questa pellicola, ma chi l’ha vista e la conosce bene la interpreta con il giusto metro. Come per molti altri film del genere (Romero docet) in primo piano c’è la denuncia sociale. Lo zombie, il non morto, di fatto rappresenta l’alienato, un soggetto forgiato a dovere che non risponde più a nessuno stimolo, che si muove lentamente, senza meta, come se fosse spinto da una forza plasmante (pubblicità, media, disastri ecologici, eccetera), che lo spingono a ripetersi forzatamente nel quotidiano, annullando ogni volontà del libero arbitrio.

Non si deve profanare il sonno dei morti non si esime da questo schema, denunciando in maniera palese l’impatto dell’uomo sul problema del disastro ambientale. Grau prende come spunto le sperimentazioni di diserbanti per la coltivazione agricola, attraverso l’utilizzo degli ultrasuoni. Un metodo che porta alla resurrezione dei morti nel raggio di molti chilometri, interessando le campagne e i paesi limitrofi dell’ intera regione di Manchester. Le ambientazioni gotiche fanno da cornice a dei paesaggi suggestivi. Le scene degli interni di un ospedale e di un cimitero (di quelli anglo-americani che piacciono tanto agli estimatori dell’orrore), sono da cult. Lo score della pellicola è simile ai film di Romero, l’originalità sta nella commistione dei due elementi cardine della denuncia sociale, espressa da Jorge Grau: il disastro ambientale e il pregiudizio delle forze dell’ordine e dell’intera collettività. I due protagonisti (George ed Edna), inconsapevoli pesci fuor d’acqua” della storia, sono vittime del secondo elemento ma il mondo soccombe a causa dell’inerzia e del menefreghismo dei suoi abitanti, a causa del primo elemento.

Effetti anni settanta ben congeniati, silenzi spettrali, zombie ben curati con primi piani, che ricordano tanto i western di Sergio Leone, fanno di questa pellicola ancora oggi un esempio da seguire e da non sottovalutare come lo sono stati i film di Romero per l’intero genere. Tutto il film si regge sull’aria lugubre che si respira tra le vie della provincia di Manchester. Una diffidenza verso lo straniero tipica del ghetto a-culturale dei paesi di campagna, rappresentata cinicamente dall’atteggiamento pregiudizievole della polizia, nella figura dell’Ispettore McCornick, accelera il processo autodistruttivo del tessuto sociale, evidenziando ancora una volta come l’ignoranza “non è affatto beata“, come professano gli antichi proverbi, ma dannosa e assai contagiosa. Un finale a sorpresa ci regala la giusta dose di soddisfazione lasciando spazio alle riflessioni.

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