Delirium

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Morti e Sepolti

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Dead and Buried
Lingua originale: Inglese
Anno: 1981
Durata: 92 minuti
Regia: Gary A. Sherman
Soggetto: Jeff Millar, Alex Stern
Protagonisti principali: James Farentino (Sheriff Dan Gillis), Melody Anderson (Janet Gillis), Jack Albertson (William G. Dobbs), Dennis Redfield (Ron), Nancy Locke (Linda), Lisa Blount (ragazza nella spiaggia), Robert Englund (Harry)
Colonna sonora

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voto_mymovies 8,5 voto_delirium 7 voto_imdb 7

Morti e sepolti (Dead and Buried) è un film di Gary A. Sherman, datato 1981. Il sottotitolo di questa pellicola rende sin da subito l’idea su quello in cui si imbatteranno gli occhi dello spettatore: la reincarnazione. Più che di reincarnazione potrebbe, anzi dovrebbe parlarsi di resurrezione. Non bisogna però, cadere nell’errore di considerare questo film l’ennesima pellicola sui “morti viventi”. L’archetipo principale della storia è rispettato, saremo di fronte di fatto a degli Zombie ma non troveremo degli esseri senza cervello, decomposti pronti a cibarsi di cervelli per placare il dolore che la condizione di non morto procura in loro. Saremo invece di fronte ad una sorprendente condizione di convivenza con gli esseri umani, una sfida alla morte che la scienza lancia nelle vesti di un chirurgo perseguitato dalla legge ed espulso dall’ordine dei medici a causa dei suoi “inusuali esperimenti”. Fonte di ispirazione per molti videogame e per scrittori e fumettisti come Tiziano Sclavi (il numero 13 di Dylan Dog, “Vivono tra noi”, ne è un fulgido esempio), morti e sepolti è un film che proietta lo spettatore in una “realtà fatta di finzione”, uno scontro tra l’umana condizione della vita e il delirio di onnipotenza che tenta di sfidare la legge della natura.

Stregoneria, voodoo, scienza e ragione si fondono in un cocktail esplosivo e violento fatto di continui colpi di scena che rischiano di portare alla follia quei personaggi del film che non rientrano nella logica irrazionale e nei piani di Dan, il chirurgo che tramite le arti della magia nera ripopola Potters Bluff, una cittadina americana della costa occidentale riportando in vita i morti e ricreandone di nuovi attraverso una serie di violenti massacri nei confronti di coloro i quali, per sventura o per curiosità, si ritrovano ad indagare sugli strani avvenimenti che ruotano attorno alle vicende della città.

Da notare il gioco di parole del nome della città. Sherman astutamente sfrutta la parola Bluff (dall’inglese “inganno”, “ingannare”) e la parole Potters (tecnicamente plurale di “vasaio”, tornio da vaso”), come metafora della creazione che passa per le mani di Dan; tornitore che modella le proprie creazioni di argilla, abbellisce i cadaveri (spacciandosi per un umile becchino-artista), per prepararli ai propri esperimenti e riportarli in vita. Dunque la città in italiano sarebbe “Vasai dell’inganno”, a sottolineare cosa si nasconde dietro l’apparente quiete che regna in una qualunque anonima cittadina degli Stati Uniti; oppure anche “l’inganno del vasaio”, se consideriamo che “Potters” potrebbe essere un genitivo sassone non apostrofato.  Tra il cast ritroviamo un giovane Robert Englud già protagonista, ma non ancora famoso, di Mangiati vivi (1980), e di cui apprezzeremo le doti istrioniche più avanti, con i vari “Nightmare”, nel personaggio di Freddy Krueger (Signore degli incubi), in “Il Pianeta del terrore”, nella famosissima serie TV di matrice fantascientifica “Visitors” e in molte altre pellicole del genere e non.

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