Delirium

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Il ristorante all’angolo

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Blood Diner
Lingua originale: Inglese
Anno: 1987
Durata: 88 minuti
Regia: Jackie Kong
Soggetto: Michael Sonye
Protagonisti principali: Rick Burks (Michael Tutman), Carl Crew (George Tutman), Roger Dauer (Mark Shepard), LaNette La France (Sheba Jackson), Lisa Elaina (Connie Stanton), Max Morris (Chief Miller)
Colonna sonora

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voto_mymovies 7 voto_delirium 4 voto_imdb 5

Il film è diretto da Jackie Kong, regista californiano ed è datato 1987, titolo originale “Blood Diner” (cena di sangue). Siamo in piena epoca trash, l’influenza del filone grottesco-horror è molto forte, le pellicole che si erano succedute tra gli anni settanta e ottanta hanno sicuramente influenzato il regista, allora trentenne. Immaginate un giovane che ha vissuto i suoi anni migliori a cavallo tra i settanta e gli ottanta, con la passione per la commedia-trash e una chiara influenza horror, per le innumerevoli pellicole che avevano bombardato il mercato di quel periodo. Le premesse per un buon film ci sono tutte, la trama nel suo complesso sembra partire pimpante ma l’illusione, tanto per parafrasare il titolo della pellicola, “è dietro l’angolo…” Dopo aver ripescato dall’oblio dei tempi “I sumeri”, che vanno a fare allegramente compagnia a tutti i popoli che hanno accompagnato il genere horror (vedi Etruschi, Aztechi, Maya, ecc.), Brown pensa subito di coprire le pessime performance di un cast di giovani sconosciuti e gli squallidi cliché che scorrono lungo la scena, con ettolitri di sangue versato in ogni dove e gag esilaranti solo “se ci si è fatti di maria” una decina di minuti prima dell’inizio del film. Ad affossare definitivamente la confezione horror-commedy, ci pensa il solito doppiaggio improvvisato e scadente, fatto apposta per il mercato italiano (succede anche nelle migliori famiglie).

Una dea in preda a sfrenati desideri sessuali in puro “cannibal-style” viene riportata in vita da due fratelli, padroni di un ristorante, che hanno ereditato il culto sumero di Shitar dallo zio psicopatico, maniaco e killer, fatto fuori dalla polizia anni addietro. La dea pare si cibi di carne umana e doni ai suoi discepoli la vita eterna. I ragazzi dopo aver riportato in vita “lo zio Edward”, personaggio fondamentale della storia, inserendone il cervello in una teca di vetro conservato con formalina, decidono di dedicarsi anima e corpo al culto, trasformando il proprio ristorante in un carnaio di vite umane pronte al sacrificio. Sangue a fiotte, suspence inesistente, vista la forte impronta commedy, “effettacci” di quart’ordine, con finale farsesco collocano tranquillamente questo film tra i peggiori della storia del genere, ergo da evitare assolutamente.

Unico elemento del cast del quale ci vengono riportate notizie certe è lo statunitense Glen Max Morris, ex giocatore di basket dell’NBA (anni ’50), cinquantenne durante le riprese, venuto a mancare alla fine degli anni’ 90. Tra le citazioni più famose del film, vanno ricordate un paio dello zio Edward: “Una dea pervertita ha molti più poteri di superman” e “Non ripetete il mio stesso grande errore: pensavo con il cazzo invece che con il cervello e sono rimasto fregato”. (fonte – wikipedia – su suggerimento del F.D.G.).

Attenzione alla locandina del film potrebbe indurre in tentazione!

Commenti

Il ristorante all’angolo
  • Darkside scrive:
    23 settembre 2010 alle 16:14

    praticamente uno di quei film che si guardano per vedere cosa succede più avanti! eheh come sempre ottima recensione Gino, continua così e grazie per queste chicche “rosso sangue”!!!

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