Delirium

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Hellraiser – Non ci sono limiti

Recensione: Alessandro Cocuzza
Titolo originale: Hellraiser
Lingua originale: Inglese
Anno: 1987
Durata: 94 minuti
Regia: Clive Barker
Soggetto: Clive Barker
Protagonisti principali: Andrew Robinson (Larry Cotton), Clare Higgins (Julia Cotton), Ashley Laurence (Kirsty Cotton), Sean Chapman (Frank Cotton), Oliver Smith (Frank il Mostro), Doug Bradley (Pinhead), Grace Kirby (Donna Cenobita)
Colonna sonora

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Hellraiser (Hellraiser: non ci sono limiti, in Italia) è uno di quei film che ha fatto la storia del cinema horror anni 80. E’ tratto da un racconto di Clive Barker, che ne ha curato anche la regia. Dopo i vari serial killer, più o meno umani o provenienti dall’aldilà, viene introdotto il personaggio di Pinhead (interpretato sadicamente e magistralmente dall’attore Doug Bradley) e la sua schiera di Supplizianti (o Cenobiti). Questi esseri promettono alle loro vittime la conoscenza del piacere estremo  solamente attraverso il dolore estremo, raggiunto tramite supplizi (appunto) indicibili.
La sceneggiatura risulta fedele al racconto sopraindicato e grazie al talento visionario del regista riesce persino a superare l’opera letteraria. La pellicola sforna attimo dopo attimo una quantità interminabile di scene altamente gore (dalle mutazioni di Frank, allo splatter puro con carne lacerata e strappata via da catene uncinate) rese ancor più malate da una ottima e sinistra fotografia.
Nonostante questo, vi sono alcune incongruenze, specie nella parte finale, ovvero il modo in cui la ragazza, interpretata da Ashley Laurence, elimina i Supplizianti è tutt’altro che convincente.

Al di là di questi difetti, su cui si può passare sopra, la pellicola è davvero godibilissima grazie anche a una regia che si rivela essenziale e capace di incutere terrore (indimenticabili le sequenze ambientate nell’ospedale). Barker  si rivela furbo e competente nel creare un’atmosfera sinistra ed opprimente e nel condire il tutto con lodevoli dosi massicce di gore mandando letteralmente a quel paese la regola altalenante della censura. Straordinario il make-up di cui Barker fa un larghissimo utilizzo, mostrando nei dettagli tutte le fasi rigenerative di Frank. Ottime e abbastanza originali le sembianze dei cenobiti tra i quali si distinguono Pinhead (nei titoli di coda chiamato semplicemente “capo dei cenobiti”, dal momento che il nome Pinhead gli è stato affibbato solo dopo l’uscita del film). Gustosi gli effetti speciali delle torture, che mettono in condizione lo spettatore di provare un senso opprimente di disagio.

Da quest’ultimo punto di vista è da ricordare la scena dello smembramento operato con le catene ai danni di un  Frank che, tutto sommato, non aspettava altro per tutta la durata del film.
In generale, Hellraiser è indubbiamente uno di quei film da tenere obbligatoriamente in qualsiasi collezione horror che si rispetti. Capostipite di una lunghissima saga, curata da svariati registi, che ha visto l’uscita di ben sette seguiti, di cui l’ultimo inedito in Italia.

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Hellraiser – Non ci sono limiti

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