Delirium

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Echi mortali

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Stir of echoes
Lingua originale: Inglese
Anno: 1999
Durata: 99 minuti
Regia: David Koepp
Soggetto: Richard Matheson
Protagonisti principali: Kevin Bacon (Tom), Zachary David Cope (Jake), Kathryn Erbe (Maggie), Illeana Douglas (Lisa), Kevin Dunn (Frank), Larry Neumann Jr. (Lenny), Liza Weil (Debbie,la babysitter), Jennifer Morrison (Samantha)
Colonna sonora

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Stir of echoes (“Miscuglio di echi”), titolo originale adattato commercialmente in “Echi mortali”, è un film di David Koepp datato 1999. Il film è tratto da una “libera” trasposizione del romanzo omonimo “A Stir of echoes” (1958) del celeberrimo Richard Matheson già noto in Italia per “I Am Legend” (Io sono leggenda) del 1954. E’ una pellicola collocabile nell’immensa schiera di film che corredano il mondo del paranormale nella dimensione del rapporto tra i vivi e i morti che da millenni ha sempre affascinato e diviso l’uomo. Esce nelle sale cinematografiche subito dopo un altro famoso esempio di genere: “Il sesto senso” e per certi aspetti ne ricalca il canovaccio; a dispetto di una semplicità narrativa non eccelsa, riesce a sorprendere per ritmo e per un finale tutt’altro che scontato. Tom (Kevin Bacon) è  un operaio delle linee telefoniche che vive in affitto nei sobborghi di Chicago con la moglie Maggie (Kathryn Erbe) e il figlio Jack (Zachary David Cope). Conduce un’esistenza normale ed è carico di frustrazione per la paura di trascorrere una vita mediocre, è generalmente pessimista e scettico. Durante una festa a casa di un vicino sfida la cognata Lisa (Illeana Douglas), cultrice del paranormale e neo-esperta di parapsicologia, ad una seduta di ipnosi che aprirà la mente di Tom fino a risultati sorprendenti e inaspettati. In tal senso, per capire quello che il regista ci mostrerà all’interno della storia (qualora lo spettatore non conoscesse il romanzo di Matheson) è significativo l’inizio del film: il piccolo Jack in bagno parla con qualcuno, forse un amico immaginario, lo fa con una calma serafica e mostra di essere abituato da tempo a questo tipo di dialoghi.

A differenza del figlio, Tom vivrà questo tipo di esperienza in maniera paranoica e ossessiva, attratto da un lato dalla curiosità di alcuni incubi che vanno imperversando nella sua mente e dall’altro sempre più nervoso e frustrato proprio per il fatto che finalmente si sente protagonista di qualcosa di importante, lontano dal suo mondo mediocre in cui ogni giorno è proiettato. Echi mortali è un buon thriller-horror che offre al patito del genere la giusta tensione non regalando particolari scampoli di novità ma equilibrando in maniera gradevole le scene horror con l’enigma e la curiosità classica che si possono incontrare nel genere thriller. Gli accadimenti principali si svolgono all’interno dell’abitazione di Tom, che diventerà in un certo senso una prigione ma per suo stesso volere, quasi a sentire un’attrazione morbosa, un legame con qualcosa o qualcuno che intende comunicare con lui.

Sul titolo si gioca una partita importante che si sviluppa nel legame tra l’inizio del film e la fine; soprattutto quest’ultima sarà particolarmente rivelatrice per capire l’utilizzo del plurale. A differenza de “Il sesto senso”, il quale titolo è ovviamente più diretto, ci sono degli spunti interessanti a livello narrativo e il finale appare per certi versi molto meno scontato e facilmente intuibile. Rispetto al libro di Matheson che focalizza le proprie attenzioni sul personaggio principale (“Tom Wallace”, Witzky nel film), pur mantenendo la struttura e la tematica generalmente fedeli si discosta notevolmente sia per la scelta dei personaggi (cambiando nomi e a volte sesso)sia per l’impatto che offre allo spettatore visto che l’elemento paranormale assume una dimensione dominante sin da subito oscurando di fatto l’elemento psicologico dei personaggi della storia. Nella parte di Samantha Kozac, una giovane adolescente del luogo con disagi mentali, ritroviamo Jennifer Morrison (Jenny Morrison nei crediti) che più avanti diventerà famosa come Allison Cameron, una dottoressa protagonista del Medical Drama “Dr. House” (2004-2012). Altra curiosità interessante è il titolo del libro nella traduzione italiana che non lascia spazio all’immaginazione, rispetto al più criptico originale: “Io sono Helen Driscoll”. In questo caso è ovvia la scelta commerciale che segue il più noto “Io sono leggenda” di cui abbiamo appena accennato.

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