Delirium

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Camping del terrore

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: Body Count
Lingua originale: Inglese
Anno: 1987
Durata: 90 minuti
Regia: Ruggero Deodato
Soggetto: Alessandro Capone
Protagonisti principali: Mimsy Farmer (Julia), David Hess (Robert), John Steiner (Dr. Olsen), Bruce Penhall (Dave), Nancy Brilli (Tracy), Luisa Maneri (Carol), Charles Napier (lo sceriffo)
Colonna sonora

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voto_mymovies 6,5 voto_delirium 4,5 voto_imdb 4

Camping del terrore è un film di Ruggero Deodato datato 1987. Il titolo completo comprenderebbe anche una parte in inglese che per la distribuzione negli States è “Body Count“, tradotto in italiano sarebbe: “numero delle vittime” (o anche “conta dei corpi“). E’ palese ancora una volta la differenza di traduzione che si focalizza nella location degli orrori (nel titolo italiano) piuttosto che nella soluzione finale, ovvero nello svolgimento, nell’iter del film (nel titolo inglese). Ruggero Deodato è conosciuto nel mondo dell’orrido soprattutto per una pellicola: Cannibal Holocaust, 1980; film scandalo sul cannibalismo che all’inizio degli anni ottanta suscitò orrore e sgomento, per la truculenza delle immagini offerte e per alcuni retroscena mai chiariti, ma al tempo stesso restò nell’immaginario collettivo come pellicola cult. Camping del terrore è uno slasher movie, per la verità nel complesso è un prodotto che resta sospeso tra il fallimento completo e la mediocrità. Ennesima pellicola del genere,  si colloca in mezzo al mucchio selvaggio di film, che seguirono l’avvento dello “slasher movie” vissuto come in Venerdì 13 (1980) di Cunningham che nella sua semplicità disarmante segnò l’inizio di un’epoca che avrebbe visto spopolare l’assassino seriale munito di arma contundente (coltello, ascia, sega elettrica, eccetera),  pronto a massacrare solitamente gruppi di giovani intenti a fare sesso, ubriacarsi o condurre discorsi ridicoli (e un mucchio di altri stereotipi).

In body count il canovaccio non cambia affatto: un gruppo di collegiali staziona in un camping, nel film pare si collochi nello Stato del Colorado, U.S.A. (in realtà le sequenze sono girate nel Gran Sasso, in Abruzzo), dopo aver dato un passaggio al figlio del proprietario della struttura vacanziera; l’uomo in cambio della cortesia gli ha promesso vitto e alloggio. Il camping però sarà l’ultima gita spensierata per i ragazzi in questione, visto che da quelle parti aleggia un’antica leggenda dello spirito vendicativo di uno Sciamano indiano, intento a scatenare la “falce” sanguinaria della propria vendetta su chiunque si azzardi a profanare i luoghi natii. Bisogna essere sinceri, la trama fa acqua da tutte le parti e alcune sequenze rasentano a tratti il ridicolo ma la violenza espressa e la suspence che aumenta in un crescendo costante e lento riescono a catturare lo spettatore.

Deodato nonostante, nella realizzazione della storia, sia stato affiancato da Alessandro Capone (che si era proposto per primo come regista di questa pellicola) e Dardano Sacchetti (che ha revisionato personalmente il soggetto), non sembra sentirsi a proprio agio dietro la cinepresa rispetto ai suoi precedenti lavori e a volte appare anche distratto. La scenografia è raffazonata, il doppiaggio e le performance degli attori appaiono dilettantesche. Unica nota positiva da segnalare è la sequenza degli omicidi che si sviluppa nella tipica cinica e spietata violenza del Made in Italy di quegli anni e rimane pertanto l’unico elemento che potrebbe attirare il patito del genere; “tutto il resto è noia” come direbbe un noto cantante romano. Il film è accompagnato dalle musiche dell’onnipresente leader dei Goblin, Claudio Simonetti. Nella parte di una delle ragazze, esattamente Tracy, ritroviamo una giovane Nancy Brilli (pseudonimo di Nicoletta Brilli) che già un anno prima aveva esordito in “Demoni 2” di Lamberto Bava.

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