Delirium

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Brivido

Recensione: Alessandro Cocuzza
Titolo originale: Maximum Overdrive
Lingua originale: Inglese
Anno: 1986
Durata: 97 minuti
Regia: Stephen King
Soggetto: Stephen King (“Trucks” racconto)
Protagonisti principali: Emilio Estevez (Bill), Pat Hingle (Hendershot), Laura Harrington (Brett), Yeardley Smith (Connie), John Short (Curtis), Ellen McElduff (Wanda)
Colonna sonora

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voto_mymovies 6 voto_delirium 3 voto_imdb 5

Brivido (Maximum Overdrive, titolo originale). Parlare di questo film deve farci sorgere una domanda spontanea: Perché esiste? Quel bontempone di Stephen King è stato sempre reputato personalmente come “colui che scrive romanzi che dovrebbero far paura, da cui spesso e volentieri vengono tratti film che di conseguenza dovrebbero far paura”; dove per paura è da intendersi quella sensazione che ci consegna per le mani un prodotto insipido, che non è né carne né pesce. Iniziamo col sezionare il film: una cometa attraversa l’orbita terrestre, ed il nostro pianeta fortunato com’è finisce nella sua scia (o viceversa), una cometa che evidentemente doveva essere grande quanto Giove, almeno. Questo provoca una improvvisa ribellione di qualsiasi cosa, sia essa meccanica che elettrica, ai danni dell’ignara umanità.  In certe scene sembra di assistere ad un prequel sui “Transformers”, ma senza questi ultimi. I camion ribelli si comportano come bambini capricciosi e costringono un gruppo di sfortunate persone ( la quale intelligenza totale  dei loro cervelli non arrivi a superare quella del mio lettore mp3) a barricarsi all’interno di una stazione di servizio. Sì, c’è sangue (non molto), ci sono i cadaveri (uno qui, uno lì, qualcuno che si intravede appena, un altro quasi si vergognava di essere stato ucciso da uno spazzolino elettrico) e ci sono le uccisioni: pochine anche quelle, in verità. Da sottolineare a malapena la sequenza del ragazzino spiaccicato al suolo dallo schiacciasassi (ma anche in questo caso non si vede granché).

Alcuni tizi vengono uccisi da un mitra piazzato su una jeep militare e dulcis in fundo quella che è da considerarsi la scena di morte più “esaltante” del panorama horror degli ultimi trent’anni, ovvero il povero coach della squadra di baseball che viene massacrato da un distributore di lattine in soli tre colpi; semplicemente esilarante. La performance degli attori è altalenante ma molto più confinante alla linea del pessimo (forse il più bravo è il ragazzino che si unisce al gruppo successivamente). Tra il cast ritroviamo un giovane Emilio Estevez (nel gruppo dei ribelli), un tantino fuori luogo. Comunque il film scorre via, tra scene noiosissime ed alcuni sprazzi di azione in cui lo sparuto gruppo di superstiti si ribella ai veicoli e comincia ad usare le armi; anche in questo caso vale la pensa soffermarsi. I mitra vengono sventagliati alla “Chuck Norris” come se si tenesse in mano un “Liquidator”  da party di mezz’estate e i Bazooka vengono usati come un cannocchiale da fuori bordo utilizzato per avvistare la Terra promessa (il rinculo dell’arma è inesistente e può maneggiarlo perfino un anziano o perché no, un ragazzino).

Il finale è raffazzonato e la vera spiegazione del tutto viene data da una scritta prima dei titoli di coda;  un po’ pochino per gli spettatori,  che si accorgeranno forse troppo tardi di avere per le mani un film che, sinceramente, poteva dare tanto ma che, ahimè, delude sotto parecchi aspetti. Tanto di cappello invece agli straordinari AC/DC che hanno firmato la colonna sonora.

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