Delirium

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Bem, il mostro umano

Recensione: Girolamo Ferlito
Titolo originale: 妖怪人間ベム (Yokai Ningen Bem)
Lingua originale: Giapponese
Anno: 1968-1969
Durata: 25 minuti (Stagione 1 – 26 episodi)
Regia: Hideo Wakabayashi, Noboru Ishiguro
Soggetto: Nobuyoshi Morikawa
Colonna sonora

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Yokai Ningen Bem è la trasposizione in Anime dell’omonimo Manga nato per mano di Nobuyoshi Morikawa. In Giappone fu trasmesso su realizzazione della Daichi Doga tra il 7 ottobre del 1968 e il 31 marzo del 1969. In Italia sbarcò solo nei primi anni ottanta grazie agli accordi che la neonata Rete 4 (del Gruppo Mondadori e prima dell’avvento di Berlusconi) aveva con la ABC, network americano che deteneva il mercato estero delle programmazione d’oltreoceano. Il nome tradotto letteralmente dal Giapponese sta per Bem, lo spettro umano che in Italia diventò per volere della produzione Bem, il mostro umano. E’ il capostipite e l’antesignano dell’era horror nel mondo “scanzonato” del cinema d’animazione, precursore di tempi ancora lontanissimi, dominati dall’ironia della Hollywoodiana Hanna & Barbera e dalla legge Disney. Talmente rivoluzionario e azzardato da mettere in crisi il mercato ed essere bersagliato dalla più violenta censura mai registrata nella storia di un prodotto televisivo. Era impensabile che un prodotto del genere potesse approdare nel nostro paese durante gli anni “già bollenti” delle contestazioni, fu dunque posticipato il suo arrivo di almeno 15 anni, facendone coincidere (guarda caso) la trasmissione con il periodo più fiorente dell’horror televisivo che in quegli anni attraversava l’Italia; nonostante ciò la censura non fu affatto tenera intervenendo su molte parti dell’anime giudicate troppo violente. Conta una stagione di 26 episodi (più un remake sempre di 26 ep.), solo la prima fu trasmessa completa in Italia, il remake, dopo averne trasmesso appena due episodi (sottotitolati), fu dirottato al mercato degli home video molti anni più in là (2006, inedito in Italia). In patria nonostante le forti proteste la Daichi andò fino in fondo consegnando agli amanti del genere un prodotto che per quegli anni è da considerarsi un autentico capolavoro. Nella terra del sol levante musiche Jazz accompagnarono le due serie a sottolineare magistralmente le atmosfere gotiche e “lovercraftiane”.

Paesaggi avvolti da fitta nebbia, cimiteri con lapidi leggermente inclinate, orrendi mostri, spettri, streghe e tutto il repertorio che il genere può offrire. Protagonisti tre esperimenti genetici sfuggiti al controllo dell’uomo: Bem, Bera e Bero, (quest’ultimo dalle sembianze di un bambino, pian piano ne diventerà il vero protagonista nonostante il titolo dell’anime). Intenti a camuffarsi in mezzo ai “normali”, attenti a non svelare la loro vera natura, tra mille avventure tentano di salvare la terra da fantasmi, mostri e morti ammazzati tornati dall’oltretomba assetati di vendetta (in realtà nella maggior parte dei casi Bem e Bera sono impegnati a tirar fuori dai guai il loro giovane compagno d’avventura, Bero). Il fascino di una serie unica nel suo genere che tiene incollati sullo schermo e anche oggi, con qualche anno in più sulle spalle, nonostante la grafica di fine anni sessanta possa sembrare rozza ed antiquata, riesce ad affascinare per la forte impronta romantico-gotica e quel sapore di Original Horror che lascia sul palato.

In Italia la sigla d’apertura fu affidata a Nico Fidenco (al secolo Domenico Colarossi) noto cantautore anni sessanta che nel corso della sua lunga carriera aveva già musicato molte produzioni, sia televisive che cinematografiche, e dalla comprovata esperienza anche per le sigle dei cartoni animati (vedi Don Chuck Castoro, Jenny la tennista, Sam il ragazzo del west, solo per citarne alcuni). La scelta fu anche dettata dal fatto che solo un paio di anni prima Fidenco aveva composto la colonna sonora del film dell’orrore Zombi Holocaust.

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